Nei scorsi giorni è accaduta una cosa di rilievo nel mondo del retail, mi riferisco al caso GAP.
GAP è una delle catene di abbigliamento più
popolari in USA, con un fatturato netto di 3,8 miliardi di dollari nel solo 2009, con 1.140 punti vendita negli Stati Uniti e quasi 300 nel resto del mondo. L'azienda ha deciso qualche giorno fa, senza nessun annuncio ufficiale, di dare una rinfrescata alla propria immagine presentando on line una nuova versione del logo tanto noto e amato.
Per meglio chiarire, ecco il confronto:
| vecchio logo |
nuovo logo |
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Il vecchio logo era su sfondo quadrato blu con la scritta in font Serif, Spire Regular. Ora è in Helvetica, con un piccolo quadrato blu. La cosa ha creato un grande rumore sul web. Facebook, Twitter e moltissimi siti e blog hanno dedicato spazio alla vicenda, tanto da creare un vero e proprio caso mediatico.
Fare un restyling di un logo può avere significative ritorsioni sull'immagine percepita dai consumatori, come accaduto nelle innumerevoli critiche pubblicate su Twitter. Qualcuno su Twitter ha aperto l'account @GaplLogo, raccogliendo critiche e segnalazioni invalidanti sulla scelta e sulla comunicazione adottata.
Inutile dire quanto questo oggi trovi facile sfogo per effetto dei social network. Tuttavia la cosa rivela anche all'azienda come il mondo di persone legate al marchio GAP possa non riconoscersi pienamente nel cambiamento apportato.
Qualcuno ha ricordato il caso Tropicana, un succo di frutta assai noto negli Stati Uniti che vide crollare le sue vendite del 20% dopo uno sfortunato caso di restyling. La cosa costò al brand un centinaio di milioni di dollari, motivo per cui furono costretti a tornare al vecchio stile.
La polemica ha coinvolto anche il presidente di Gap, Marka Hansen, la quale è intervenuta direttamente sul suo blog nello Huffington Post, spiegando i motivi di tale operazione.
| "This past Monday, without a lot of fanfare, we introduced a new logo on our gap.com site, and I wanted to take this opportunity to explain our thinking behind this decision. I've been president at Gap brand for the past three years, and I've been living and breathing the changes we've been making on our journey to make Gap more relevant to our customers.
You've seen this evolution through many of our products, such as the 1969 premium denim and the new black pants, and more modern stores in many locations. The natural step for us on this journey is to see how our logo - one that we've had for more than 20 years - should evolve. Our brand and our clothes are changing and rethinking our logo is part of aligning with that.
We want our customers to take notice of Gap and see what it stands for today. We chose this design as it's more contemporary and current. It honors our heritage through the blue box while still taking it forward. Now, given the passionate outpouring from customers that followed, we've decided to engage in the dialogue, take their feedback on board and work together as we move ahead and evolve to the next phase of Gap.
From this online dialogue, it's clear that Gap still has a close connection to our customers, so tapping into this energy is right. We've posted a message on the Gap Facebook Page that says we plan to ask people to share their designs with us as well. We welcome the participation we've seen so far. We'll explain specifics on how everyone can share designs in a few days.
Thank you to everyone who has already shared feedback. I'm excited about continuing the conversation and believe passionately in where we're taking our brand." |
Qualcuno ha affacciato l'ipotesi che si tratti di una trovata pubblicitaria, una sorta di viral marketing o crowdsourcing.
La bufera mediatica comunque non è cessata dopo l'annuncio ufficiale. Gap è stata
accusata di aver distrutto l'immagine dell'azienda. Il blog Iso50 ha avviato un vero e proprio concorso (con scadenza il 13 ottobre) per proporre a Gap loghi alternativi e degni di valutazione. Altri lo hanno fatto sul proprio sito, altri su Facebook.
Molte polemiche in passato sono già apparse sul web sulle scelte di re-styling non proprio azzeccate.
Tutto ciò non fa che sottolineare quanto un'opera di restyling non sia cosa di poco conto, né per l'azienda, né per i designer, né per i clienti finali, né per il pubblico. Il peso del social network in questa vicenda è evidente, con la sua rapida diffusione di notizie, e ciò porta nuovamente a riflettere sul potere che oggi un consumatore finale ha verso il suo marchio, o se si preferisce, sulla forza della sua voce.
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